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Monete medievali · XII-XV secolo

Le monete dei conti di Provenza (XII-XV secolo)

Provenza · XIIe-XVe siècle

Scheda Numismatique Grasse, a cura di Maison Or & Bijoux Mougins · rivista

DrittoRovescio
Foto in preparazione.
In cifre
PaeseProvenza
MetalloMistura (rame legato a un po’ d’argento) per denari, oboli e soldi coronati; argento per grossi e gigliati (898 ‰ su un gigliato di Roberto, 909 ‰ su un soldo coronato di Luigi II); oro per i fiorini di Giovanna (948 ‰)
PesoDa 0,7 g (mezzo grosso di Renato) a quasi 4 g (grosso tornese di Carlo I, gigliato di Roberto), secondo esemplari pesati da CGB e iNumis
DiametroDa 18 a 27 mm secondo il tipo
Anni di coniazioneDal 1177 circa al 1481, senza millesimo
ZeccheArles, Marsiglia, Saint-Rémy, Tarascon, Avignone, Aix-en-Provence, secondo le epoche
RiferimentiRolland 1956 (R.), Poey d’Avant (PA), Boudeau (Bd), Duplessy (Dy)

Prima del 1481 la Provenza batteva moneta a nome dei suoi conti, venuti da Barcellona e poi dalla casa d’Angiò. Queste monete non hanno né data né ritratto fedele: si classificano dal nome latino del principe, dal titolo al rovescio e da alcuni simboli. Ecco come collocare la vostra in tre secoli di storia provenzale.

Sulla moneta

Le monete dei conti di Provenza (XII-XV secolo): che cosa si legge

Dritto

Il motivo cambia con i regni: mitra arcivescovile sui denari divisi con la Chiesa di Arles, testa coronata di profilo sul denaro coronato di Carlo I, re seduto di fronte su un trono con teste di leone sul gigliato di Roberto, corona gigliata sui soldi coronati di Giovanna e di Luigi II, scudo inquartato sui mezzi grossi di Renato e di Carlo III. Il nome si legge nella legenda: K o KAROLVS, ROBERT, IOHANA, LVDOVICVS, RINATVS.

Rovescio

Quasi sempre una croce: patente sui piccoli denari, fogliata e accantonata da quattro gigli sul gigliato, doppia croce d’Angiò sulle monete della fine del XV secolo. Vi compare il titolo comitale, in forme abbreviate come « COMES PROVINCIE » o « COMES PVINCIE ET FORCALQERII » (conte di Provenza e di Forcalquier), « COMITISA PVICIE » per la regina Giovanna.

Contorno
Liscio e spesso irregolare: i tondelli erano tagliati a mano, e molti esemplari sono stati tosati già all’epoca.
Incisore
Sconosciuto, come per quasi tutta la monetazione medievale. La zecca si intuisce talvolta da un segno: una tarasca apre la legenda del rovescio su alcuni mezzi grossi di Renato coniati a Tarascon.
Date e tirature

Le monete dei conti di Provenza (XII-XV secolo): anno per anno

Queste monete non riportano alcun anno. La tabella segue quindi l’ordine dei sovrani e indica per ogni tipo la zecca attestata dalle schede di catalogo consultate e il segno che permette di riconoscerlo. I numeri Rolland (R.) sono il riferimento comune di commercianti e collezionisti.

Le monete dei conti di Provenza (XII-XV secolo): date e tirature
SovranoPeriodoTipoZeccaSegno distintivo
Alfonso d’Aragona e l’arcivescovo Raimondo di Bollène1177-1185Denaro alla mitraArlesMoneta di pariaggio, divisa tra il conte e la Chiesa di Arles.
Conti della casa di Barcellona1186 circa-1243 circaDenaro detto reale coronatoMarsigliaLegenda REX ARAGONE; attribuzione discussa secondo i regni (Duplessy 1611).
Carlo I d’Angiòdopo il 1249Tornese provenzale, 2º tipoTarasconRovescio « PVINCIALIS »; mistura, 18 mm (R.20).
Carlo I d’Angiò1266-1277 circaDenaro coronatoSaint-RémyTesta coronata a sinistra, croce patente; circa 1 g (R.37).
Carlo I d’AngiòXIII secoloGrosso torneseAvignoneCastello sormontato da un giglio in una bordura di dodici gigli; 27 mm.
Carlo II d’Angiò1285-1309Carlino (gigliato)NapoliA lungo classificato in Provenza, oggi restituito alla zecca napoletana.
Roberto d’Angiò1330-1339 circaGigliato o robertoSaint-Rémy o AvignoneRe seduto tra due leoni; COMES PVINCIE ET FORCALQERII (R.51).
Giovanna I1343-1382Soldo coronato o parpagliolan. c.Corona gigliata; mistura, 1,85 g (R.65).
Giovanna I1372 circaFiorino d’oro alla cameran. c.San Giovanni Battista in piedi; oro 948 ‰, 3 g (R.87).
Luigi II d’Angiò1414 circaGrosso o soldo coronatoTarasconCorona su due gigli sotto un lambello; argento 909 ‰ (R.109).
Renato d’Angiò1476-1480Mezzo grosso di AixAix o TarasconCroce d’Angiò; una tarasca in testa alla legenda a Tarascon (R.139).
Carlo III del Maine1480-1481Mezzo grossoAix o TarasconLegenda IN HOC SIGNO VINCES; tipo raro (R.147).

Per queste emissioni non esiste alcun dato di tiratura: n. c. per tutte. Zecche, pesi e riferimenti secondo le schede di CGB e di iNumis (esemplari descritti uno per uno) e, per il grosso di Avignone, secondo Achat-or-et-argent. L’attribuzione di alcuni tipi è ancora discussa tra gli specialisti.

Tre secoli, due dinastie

Nel 1112 il matrimonio di Dolce di Provenza con Raimondo Berengario di Barcellona fa passare la contea alla casa catalana. I suoi conti portano spesso anche il titolo di re d’Aragona, il che spiega la legenda REX ARAGONE dei denari coniati a Marsiglia. Il primo numerario comitale resta modesto: piccoli denari di mistura e le loro metà, gli oboli, che servivano per gli acquisti al mercato.

Alla morte di Raimondo Berengario V nel 1245, la figlia Beatrice sposa nel 1246 Carlo d’Angiò, fratello di san Luigi. Diventato re di Sicilia nel 1266, Carlo iscrive questo titolo sulle sue monete: « REX SICILIE » al dritto, « COMES PROVINCIE » al rovescio. Questa doppia titolatura, re in Italia e conte in Provenza, si ritrova fino all’ultimo nei suoi successori.

Gli Angioini diversificano la moneta: grossi d’argento nel XIII secolo, gigliati sotto Roberto, fiorini d’oro sotto la regina Giovanna, soldi coronati in mistura per l’uso corrente. Dopo la morte di Giovanna nel 1382, Luigi I d’Angiò, fratello del re Carlo V, apre un secondo ramo angioino, che si estingue con Carlo III del Maine, nipote del re Renato.

Decifrare una legenda abbreviata

Gli incisori avevano poco spazio. Troncavano le parole, sopprimevano lettere e ne sostituivano alcune con un trattino o un apostrofo. Bastano poche chiavi per orientarsi.

  • DEI GRA o DI GRA: per grazia di Dio.
  • IERL, IHR o IHRLM: Gerusalemme; SICIL o CICLE: Sicilia.
  • PVINCIE: Provenza, dove la P tagliata si legge « PRO ».
  • FORCAL o FORCALQERII: Forcalquier, contea riunita alla Provenza.
  • COMES per un conte, COMITISA per la regina Giovanna.

Il nome del principe è il primo indizio da cercare. Una K isolata o KAROLVS indica un Carlo, e ce ne sono tre: guardate allora il tipo della moneta e gli stemmi per decidere. RINATVS segnala Renato, IOHANA la regina Giovanna. Anche i piccoli segni tra le parole (anelletti, punti sovrapposti) aiutano i numismatici a separare emissioni vicine.

Gigliato di Provenza o carlino di Napoli?

È la confusione più frequente. Il carlino d’argento, chiamato gigliato in Italia e gillat in Provenza, nasce a Napoli sotto Carlo II. Le due monete si somigliano molto: re in trono di fronte, scettro e globo in mano, croce fogliata accantonata da gigli al rovescio. Diversi carlini di Carlo II un tempo classificati in Provenza sono oggi attribuiti alla zecca napoletana.

È il rovescio a decidere. Il carlino di Napoli porta il motto « HONOR REGIS IVDICIVM DILIGIT » (l’onore del re ama la giustizia). Il gigliato provenzale di Roberto sostituisce questo motto con il titolo comitale: « COMES PVINCIE ET FORCALQERII ». Un peso vicino a 3,8 g e un diametro di 24-25 mm vanno bene per entrambi.

Esistono altre confusioni. I denari degli arcivescovi di Arles, dei vescovi vicini o dei principi d’Orange circolavano sullo stesso territorio. Le monete pontificie di Avignone portano chiavi o il nome di un papa. I denari del marchesato di Provenza, a nord della Durance, appartengono ai conti di Tolosa. Infine, nei mercatini compaiono copie moderne in metallo fuso: bordi troppo regolari, lettere molli, superficie granulosa.

Che cosa lasciano vedere l’usura e il tempo

Queste monete sono state battute a martello, su tondelli tagliati a mano. Una moneta decentrata, ovale o con legenda incompleta non è quindi un difetto moderno: è lo stato normale della maggior parte degli esemplari. Le schede di vendita parlano spesso di « tondello corto » o di croce visibile in negativo sull’altra faccia.

I rilievi sottili spariscono per primi: il volto e la corona del re seduto, le teste di leone del trono, le foglie della croce. Sui denari di mistura, poveri d’argento, la superficie prende presto una tinta bruna o verde e le lettere si smussano. Un esemplare tosato ha perso parte del metallo lungo il bordo; lo si vede da una legenda tagliata su un lato.

Non grattate nulla e non usate alcun prodotto: la patina aiuta a leggere la moneta e protegge il metallo.

1481-1482: la fine di una moneta provenzale

Carlo III del Maine muore a Marsiglia l’11 dicembre 1481. Per testamento lascia la Provenza al re di Francia, Luigi XI. L’annessione viene confermata negli anni seguenti, e nel 1487 è proclamata un’unione perpetua al regno.

Le zecche di Aix-en-Provence e di Tarascon, che coniavano ancora per Carlo III, passano allora al servizio del re. Le monete battute in seguito in Provenza portano il nome del sovrano francese, anche se alcune conservano per un certo tempo tipi locali. Una moneta a nome di Luigi XI, di Carlo VIII o dei loro successori non è quindi più una moneta comitale, anche se coniata ad Aix o a Marsiglia.

Per un privato il confine è facile da ricordare: un titolo di conte o contessa di Provenza al rovescio indica una moneta anteriore al 1482. Un titolo di re di Francia segnala una moneta reale, da riporre con le altre monete francesi.

Pays de Grasse

Le monete dei conti di Provenza (XII-XV secolo) e il territorio di Grasse

Città libera amministrata da consoli, Grasse aveva firmato trattati con Genova (1171) e Pisa (1179) prima di essere sottomessa dal conte Raimondo Berengario, che il 24 luglio 1227 prese possesso delle torri del Puy e della Foux. Capoluogo di baiulia, poi di vicaria dal 1250, la città ha dunque vissuto più di due secoli e mezzo sotto l’autorità dei conti il cui nome compare su questi denari e su questi grossi. Diventa francese nel 1482, insieme al resto della contea.

Le monete dei conti di Provenza (XII-XV secolo): le domande che ci fanno

La mia moneta non ha data: come capire di quale conte è?

Cercate il nome nella legenda (KAROLVS, ROBERT, IOHANA, LVDOVICVS, RINATVS), poi il titolo « COMES » al rovescio. Il motivo centrale e gli stemmi permettono quindi di distinguere i tre Carlo o i Luigi.

Gigliato e carlino sono la stessa moneta?

Il tipo è lo stesso, nato a Napoli sotto Carlo II. Il gigliato provenzale di Roberto si riconosce dal titolo di conte di Provenza e di Forcalquier al rovescio, dove il carlino napoletano porta un motto sulla giustizia del re.

I conti di Provenza hanno coniato oro?

Sì, in misura limitata. La regina Giovanna ha emesso fiorini d’oro con san Giovanni Battista, a 948 ‰ d’oro e circa 3 g. La gran parte della moneta comitale resta comunque in mistura e in argento.

Una moneta medievale molto decentrata è una copia?

Non necessariamente: la battitura a martello dava spesso monete decentrate o con tondello corto. Una copia si tradisce piuttosto con una superficie granulosa, lettere molli e un bordo troppo regolare. Un numismatico può verificarlo durante una stima gratuita.

Monete vicine
Fonti