Tre secoli, due dinastie
Nel 1112 il matrimonio di Dolce di Provenza con Raimondo Berengario di Barcellona fa passare la contea alla casa catalana. I suoi conti portano spesso anche il titolo di re d’Aragona, il che spiega la legenda REX ARAGONE dei denari coniati a Marsiglia. Il primo numerario comitale resta modesto: piccoli denari di mistura e le loro metà, gli oboli, che servivano per gli acquisti al mercato.
Alla morte di Raimondo Berengario V nel 1245, la figlia Beatrice sposa nel 1246 Carlo d’Angiò, fratello di san Luigi. Diventato re di Sicilia nel 1266, Carlo iscrive questo titolo sulle sue monete: « REX SICILIE » al dritto, « COMES PROVINCIE » al rovescio. Questa doppia titolatura, re in Italia e conte in Provenza, si ritrova fino all’ultimo nei suoi successori.
Gli Angioini diversificano la moneta: grossi d’argento nel XIII secolo, gigliati sotto Roberto, fiorini d’oro sotto la regina Giovanna, soldi coronati in mistura per l’uso corrente. Dopo la morte di Giovanna nel 1382, Luigi I d’Angiò, fratello del re Carlo V, apre un secondo ramo angioino, che si estingue con Carlo III del Maine, nipote del re Renato.
Decifrare una legenda abbreviata
Gli incisori avevano poco spazio. Troncavano le parole, sopprimevano lettere e ne sostituivano alcune con un trattino o un apostrofo. Bastano poche chiavi per orientarsi.
- DEI GRA o DI GRA: per grazia di Dio.
- IERL, IHR o IHRLM: Gerusalemme; SICIL o CICLE: Sicilia.
- PVINCIE: Provenza, dove la P tagliata si legge « PRO ».
- FORCAL o FORCALQERII: Forcalquier, contea riunita alla Provenza.
- COMES per un conte, COMITISA per la regina Giovanna.
Il nome del principe è il primo indizio da cercare. Una K isolata o KAROLVS indica un Carlo, e ce ne sono tre: guardate allora il tipo della moneta e gli stemmi per decidere. RINATVS segnala Renato, IOHANA la regina Giovanna. Anche i piccoli segni tra le parole (anelletti, punti sovrapposti) aiutano i numismatici a separare emissioni vicine.
Gigliato di Provenza o carlino di Napoli?
È la confusione più frequente. Il carlino d’argento, chiamato gigliato in Italia e gillat in Provenza, nasce a Napoli sotto Carlo II. Le due monete si somigliano molto: re in trono di fronte, scettro e globo in mano, croce fogliata accantonata da gigli al rovescio. Diversi carlini di Carlo II un tempo classificati in Provenza sono oggi attribuiti alla zecca napoletana.
È il rovescio a decidere. Il carlino di Napoli porta il motto « HONOR REGIS IVDICIVM DILIGIT » (l’onore del re ama la giustizia). Il gigliato provenzale di Roberto sostituisce questo motto con il titolo comitale: « COMES PVINCIE ET FORCALQERII ». Un peso vicino a 3,8 g e un diametro di 24-25 mm vanno bene per entrambi.
Esistono altre confusioni. I denari degli arcivescovi di Arles, dei vescovi vicini o dei principi d’Orange circolavano sullo stesso territorio. Le monete pontificie di Avignone portano chiavi o il nome di un papa. I denari del marchesato di Provenza, a nord della Durance, appartengono ai conti di Tolosa. Infine, nei mercatini compaiono copie moderne in metallo fuso: bordi troppo regolari, lettere molli, superficie granulosa.
Che cosa lasciano vedere l’usura e il tempo
Queste monete sono state battute a martello, su tondelli tagliati a mano. Una moneta decentrata, ovale o con legenda incompleta non è quindi un difetto moderno: è lo stato normale della maggior parte degli esemplari. Le schede di vendita parlano spesso di « tondello corto » o di croce visibile in negativo sull’altra faccia.
I rilievi sottili spariscono per primi: il volto e la corona del re seduto, le teste di leone del trono, le foglie della croce. Sui denari di mistura, poveri d’argento, la superficie prende presto una tinta bruna o verde e le lettere si smussano. Un esemplare tosato ha perso parte del metallo lungo il bordo; lo si vede da una legenda tagliata su un lato.
Non grattate nulla e non usate alcun prodotto: la patina aiuta a leggere la moneta e protegge il metallo.
1481-1482: la fine di una moneta provenzale
Carlo III del Maine muore a Marsiglia l’11 dicembre 1481. Per testamento lascia la Provenza al re di Francia, Luigi XI. L’annessione viene confermata negli anni seguenti, e nel 1487 è proclamata un’unione perpetua al regno.
Le zecche di Aix-en-Provence e di Tarascon, che coniavano ancora per Carlo III, passano allora al servizio del re. Le monete battute in seguito in Provenza portano il nome del sovrano francese, anche se alcune conservano per un certo tempo tipi locali. Una moneta a nome di Luigi XI, di Carlo VIII o dei loro successori non è quindi più una moneta comitale, anche se coniata ad Aix o a Marsiglia.
Per un privato il confine è facile da ricordare: un titolo di conte o contessa di Provenza al rovescio indica una moneta anteriore al 1482. Un titolo di re di Francia segnala una moneta reale, da riporre con le altre monete francesi.